Come sono stanco di storie, come sono stanco di frasi che escono cosi bene, con tanto di piedi per terra! E come non mi fido di quei bei progetti di vita, cosi precisi, tracciati su un foglio di carta da lettere. Comincio a desiderare un linguaggio a parte, come quello degli innamorati, parole smozzicate, inarticolate, simili allo scalpiccio dei piedi sul selciato. Comincio a cercare un progetto che si accordi meglio con i momenti di umiliazione e di vittoria che innegabilmente di quando in quando capitano a tutti. Disteso in un fosso in un giorno di tempesta, dopo che ha tanto piovuto, mentre nel cielo nuvole enormi avanzano in colonna, nuvole a brandelli, ciuffi di nuvole, ciò che mi piace allora è la confusione, l'altezza, l'indifferenza, la furia. Grandi nuvole sempre in moto, sempre mutevoli, un che di sulfureo,sinistro, accumulatosi alla rinfusa, qualcosa che ci sovrasta, e si trascina, si spezza, si perde, e io dimenticato, minuscolo, in un fosso. Allora di storie, di trame, non ne vedo traccia.
Le onde
Bellissimo il tuo blog,e interessante il tuo articolo, ho letto qualcosa di Virginia Woolf.
RispondiEliminaGrazie della tua visita e del bel commento.
Un abbraccio e a presto Tina