La scomparsa di Saverio Tutino mi ha addolorata quanto quella di un caro amico che si ha avuto la fortuna di conoscere
e che dopo poco ci lascia ingiustamente, senza preavviso.
Ho avuto l'onore di incontrarlo a Pieve S. Stefano, al Teatro dell'Archivio dove Mario Perrotta lo impersonava emozionato sapendolo in sala.
La sua figura esile e incerta nel camminare, i suoi candidi capelli bianchi mi hanno subito ricordato l'immagine di mio padre, da poco scomparso. Ho sentito subito di volergli bene e non sapevo nulla di lui, solo che fosse un grandissimo personaggio, ideatore di quell'intuizione meravigliosa che è l'Archivio dei Diari di Pieve. Poi leggendo la sua biografia ho scoperto tante similitudini con quella di mio padre. Entrambi cresciuti a Milano, coetanei nati a luglio, durante il ventennio vissuti nella Milano antifascista, divenuti entrambi partigiani, Tutino nella Brigata Garibaldi, mio padre dopo la deportazione in Germania nella Brigata Giustizia e Libertà.
Ho quindi sentito una fitta al cuore, ieri sera, quando Loretta Veri e Antonella Brandizzi ne hanno annunciato la morte, il rinnovarsi di un antico dolore sempre presente che anche con l'impegno di mantenere viva la Memoria di questi uomini e di coloro che si sono battuti per la verità e la libertà trova un po' di conforto.
GRAZIE a tutti coloro che continueranno su questa strada.
martedì 29 novembre 2011
domenica 27 novembre 2011
UN SOGNO DENTRO UN SOGNO
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?
Edgard Allan Poe
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?
Edgard Allan Poe
Se proprio devi odiarmi
Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
qunado altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
qunado altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita
William Shakespeare
Tu non sai
Tu non sai : ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto : i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire
(Alda Merini)
sabato 26 novembre 2011
LE ONDE "Virginia WOOLF"
Ho l'illusione per un momento che qualcosa aderisca, acquisti peso, profondità, pienezza, sia completa. Cosi, per un momento, sembra la mia vita. Se fosse possibile, te la offrirei tutta intera. La staccherei dal ramo,come si stacca un grappolo d'uva. Direi:"Prendila. E la mia vita". Ma sfortunatamente, ciò che io vedo (questo globo, pieno di immagini), tu non lo vedi. Tu vedi me, che ti sto di fronte, seduto a tavola, un uomo piuttosto pesante, anziano, grigio alle tempie. Vedi che prendo il tovagliolo e lo piego. Vedi che mi verso del vino. E dietro di me la porta si apre, la gente passa. Ma per farti capire, per consegnarti la mia vita, devo raccontarti una storia - e sono tante, così tante, le storie - storie di infanzia, storie di scuola, di amore, di matrimonio, di morte ecc. ecc. Nessuna è vera. Eppure, come bambini ci raccontiamo delle storie, e per adornarle inventiamo queste belle frasi, ridicole, sgargianti.
Come sono stanco di storie, come sono stanco di frasi che escono cosi bene, con tanto di piedi per terra! E come non mi fido di quei bei progetti di vita, cosi precisi, tracciati su un foglio di carta da lettere. Comincio a desiderare un linguaggio a parte, come quello degli innamorati, parole smozzicate, inarticolate, simili allo scalpiccio dei piedi sul selciato. Comincio a cercare un progetto che si accordi meglio con i momenti di umiliazione e di vittoria che innegabilmente di quando in quando capitano a tutti. Disteso in un fosso in un giorno di tempesta, dopo che ha tanto piovuto, mentre nel cielo nuvole enormi avanzano in colonna, nuvole a brandelli, ciuffi di nuvole, ciò che mi piace allora è la confusione, l'altezza, l'indifferenza, la furia. Grandi nuvole sempre in moto, sempre mutevoli, un che di sulfureo,sinistro, accumulatosi alla rinfusa, qualcosa che ci sovrasta, e si trascina, si spezza, si perde, e io dimenticato, minuscolo, in un fosso. Allora di storie, di trame, non ne vedo traccia.
Come sono stanco di storie, come sono stanco di frasi che escono cosi bene, con tanto di piedi per terra! E come non mi fido di quei bei progetti di vita, cosi precisi, tracciati su un foglio di carta da lettere. Comincio a desiderare un linguaggio a parte, come quello degli innamorati, parole smozzicate, inarticolate, simili allo scalpiccio dei piedi sul selciato. Comincio a cercare un progetto che si accordi meglio con i momenti di umiliazione e di vittoria che innegabilmente di quando in quando capitano a tutti. Disteso in un fosso in un giorno di tempesta, dopo che ha tanto piovuto, mentre nel cielo nuvole enormi avanzano in colonna, nuvole a brandelli, ciuffi di nuvole, ciò che mi piace allora è la confusione, l'altezza, l'indifferenza, la furia. Grandi nuvole sempre in moto, sempre mutevoli, un che di sulfureo,sinistro, accumulatosi alla rinfusa, qualcosa che ci sovrasta, e si trascina, si spezza, si perde, e io dimenticato, minuscolo, in un fosso. Allora di storie, di trame, non ne vedo traccia.
Le onde
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