SENTENZA ETERNIT: Nessun tribunale può alleviare il dolore delle famiglie, lo strazio di tante moti premature a causa dell'esposizione all'amianto, ma questa sentenza storica può ridare fiducia e speranza ai lavoratori. Un pensiero va ad Orlando.
lunedì 3 giugno 2013
ETERNIT AMIANTO GIUSTIZIA
SENTENZA ETERNIT: Nessun tribunale può alleviare il dolore delle famiglie, lo strazio di tante moti premature a causa dell'esposizione all'amianto, ma questa sentenza storica può ridare fiducia e speranza ai lavoratori. Un pensiero va ad Orlando.
venerdì 3 maggio 2013
Vergnosa copertura della stampa italiana sulla responsabilità del Marchio BENETTON
DACCA (BANGLADESH) - Il 1 maggio, nella capitale del Bangladesh sono scesi in piazza circa ventimila lavoratori per denunciare ancora una volta le fatiscenti condizioni del palazzo crollato a Dacca lo scorso 24 aprile. Il crollo ha provocato la morte di 272 persone.
Si tratta del peggiore disastro nella storia nazionale: durante le manifestazioni molti brandivano striscioni rossi con sopra scritto “Impiccate gli assassini, impiccate i padroni delle fabbriche!”. Tuttavia, a differenza che nei giorni precedenti, alla massiccia partecipazione non hanno fatto riscontro particolari episodi di violenza, e altrettanto sembra essere avvenuto oggi 2 maggio. La riapertura degli stabilimenti è avvenuta in condizioni relativamente tranquille, ben diverse dagli assalti alle aziende, dagli incendi e dai saccheggi che avevano fatto seguito alla carneficina.
Del resto, in un Paese poverissimo e dalle scarse risorse, l’industria tessile rappresenta una delle poche attività che offrono possibilità d’impiego a tre milioni di persone, sebbene con salari estremamente bassi e condizioni di lavoro proibitive, contro cui si è scagliato lo stesso papa Francesco, il quale ha parlato senza mezzi termini di “schiavismo”.
Il governo nel frattempo ha sospeso dall’incarico Mohammad Refayet Ullah, da quattordici anni consecutivi sindaco di Savar, per aver omologato la stabilità dell’edificio e omesso di far chiudere le fabbriche fino a nuovo ordine quando, la sera prima del crollo, nei muri della struttura cominciarono ad apparire profonde crepe.
Il ministro per gli Enti Locali, Abu Alam Shahid Khan, ha annunciato che le autorità centrali faranno causa all’ex primo cittadino. Sospesi anche due ingegneri che avevano autorizzato la riapertura degli opifici poco dopo la loro evacuazione: sono stati arrestati. In carcere raggiungeranno il proprietario del palazzo e quattro dirigenti d’azienda. Per loro si profila l’incriminazione per disastro colposo e strage.
Intanto, in città a partire da ieri sono iniziati i funerali di massa. Nelle foto che seguono, i familiari delle vittime sono stati costretti ad identificare i corpi (foto Ap/LaPresse)
mercoledì 30 gennaio 2013
Dice Wikipedia:
(Product) Red, scritto anche (RED) è un marchio no-profit rilasciato sotto licenza a varie aziende partner, i cui derivati vengono devoluti al Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria. Il marchio è posseduto dalla The Persuaders LLC, società fondata nel 2006 da Bobby Shriver, attivista americano, e Bono Vox, frontman del gruppo rockirlandese U2;[...] L’iniziativa è nata per accrescere la notorietà è i fondi della FGLATM, tramite una collaborazione con marchi prestigiosi, creando prodotti con brand (RED). La società però non è un’associazione di beneficenza bensì un modello economico innovativo, progettato per incrementare il flusso di denaro donato da aziende private a fondi di beneficenza, senza rincari per il consumatore.[...] I prodotti (RED) sono riconoscibili per il colore e per il marchio. Il colore, come si può desumere dal nome, è il rosso, tinta scelta per l’associazione con l’emergenza, e l’emergenza indicata dalla (Product) Red è la piaga dell’AIDS in Africa. Il logo è invece sono le parentesi rosse che contengono il marchio associato e la scritta “RED” in alto a destra a mo’ di esponente.
Negli ultimi anni abbiamo visto spuntare
prodotti rossi ovunque: iPod rossi, carte di credito rosse, macchine
fotografiche rosse, computer rossi. Ora anche la Penguin
decide di partecipare all’iniziativa, ristampando otto classici e
facendone ridisegnare le copertine a otto diversi studi di grafica.
lunedì 7 gennaio 2013
I marò: assassini e non eroi
Il 22 dicembre scorso Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò arrestati in Kerala quasi 11 mesi fa per l’omicidio di due pescatori indiani, erano in volo verso Ciampino grazie ad un permesso speciale accordato dalle autorità indiane. L’aereo non era ancora atterrato su suolo italiano che già i motori della propaganda sciovinista nostrana giravano a pieno regime, in fibrillazione per il ritorno a casa dei «nostri ragazzi”, promossi in meno di un anno al grado di eroi della patria.
La vicenda dell’Enrica Lexie, la petroliera italiana sulla quale i due militari del battaglione San Marco erano in servizio anti-pirateria, ha calcato insistentemente le pagine dei giornali italiani e occupato saltuariamente i telegiornali nazionali.
E a seguirla da qui, in un villaggio a tre ore da Calcutta, la narrazione dell’incidente diplomatico tra Italia e India iniziato a metà febbraio è stata – andiamo di eufemismi – parziale e unilaterale, piegata a una ricostruzione dei fatti distante non solo dalla realtà ma, a tratti, anche dalla verosimiglianza.
In un articolo pubblicato l’11 novembre scorso su China Files ho ricostruito il caso Enrica Lexie sfatando una serie di fandonie che una parte consistente dell’opinione pubblica italiana reputa verità assolute, prove della malafede indiana e tasselli del complotto indiano. Riprendo da lì il sunto dei fatti.
E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud occidentale, in rotta verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati, un rischio concreto lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone.
Intorno alle 16:30 locali si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony ed uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio.
La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi.
La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’Esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane.
La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti.
Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici) invece che in un normale centro di detenzione.
Questi i fatti nudi e crudi.
tratto da WU MING
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10639&cpage=1&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter#comment-16143
tratto da WU MING
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