lunedì 28 marzo 2011

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio sp
azio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.


Alda Merini


martedì 22 marzo 2011

Eccidio delle fosse Ardeatine

Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA


L'attentato di Via Rasella del 23 marzo 1944, attuato dai partigiani romani guidati da Rosario  Bentivegna contro i tedeschi del battaglione SS Bozen, fu un
"legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero  occupante e diretto a colpire unicamente dei militari": lo  sottolinea la Cassazione nella sentenza n. 17172 del 7 agosto 2007 confermando la condanna al risarcimento  per diffamazione (45 mila euro) nei confronti del quotidiano Il Giornale che, nel 1996, aveva pubblicato articoli denigratori,  con fatti non veri, dei gappisti e di Bentivegna.

sabato 19 marzo 2011

CHINA KEITESI: UNA BAMBINA SOLDATO

China Keitetsi aveva appena nove anni quando per fuggire da un'infanzia di sopraffazioni e violenze domestiche, venne arruolata tra le fila dell'Esercito di Resistenza Nazionale ugandese.
Dieci anni più tardi riuscì finalmente a scappare dagli orrori della guerra e dai trattamenti inumani che come tanti bambini soldato aveva dovuto subire da parte dei propri superiori: abusi, stupri, umiliazioni continue.
La sua testimonianza sofferta è ora raccolta nel suo libro di memorie:" Una bambina soldato", che porta l’eloquente sottotitolo “Vittima e carnefice nell’inferno dell’Uganda” dove racconta il suo calvario.
Un documento capace di portarci nel vivo di una delle più grandi e trascurate tragedie dell'età contemporanea, quella di regimi che non esitano ad usare i bambini come carne da macello pur di tener saldo il potere.
Questa storia si apre tra le miserie di un'infanzia negata e si conclude con un messaggio di speranza che vorrebbe essere generale.
Dopo infinite difficoltà, a 23 anni, China è stata finalmente aiutata dalle Nazioni Unite a mettersi in salvo e a raggiungere la Danimarca, dove tuttora vive e lavora con i bambini.
“Iniziai a scrivere, tra le lacrime, e più andavo avanti più mi sembrava impossibile riuscire a smettere di piangere. Allo stesso tempo, però, vedevo accadere anche qualcosa di diverso: man mano che le parole passavano sul foglio, mi sentivo più leggera, più libera e avevo bisogno di continuare”.
Mettere nero su bianco la sua esperienza non è stato facile: “Mi riusciva difficile immaginare che io, China, io che mi consideravo come un esserino senza alcuna importanza, niente di più che una cartaccia da buttar via senza degnarla di uno sguardo, all’improvviso fossi capace di scrivere un libro”. Ma ci è riuscita: “Scrivevo con l’unico obiettivo di liberarmi dai pesi che continuavano a gravarmi sul cuore”.
China ha creato un’associazione per aiutare gli ex bambini soldato come lei ed è stata nominata ambasciatrice dell’Unicef. Sul suo sito ufficiale l’home page è un inno alla speranza: accanto alla foto del suo viso sorridente c’è la scritta “Il passato è passato… E il futuro è cominciato!”.