martedì 27 novembre 2012

In memoria di Saverio Tutino, ricordando mio padre





La scomparsa di Saverio Tutino mi ha addolorata quanto quella di un caro amico che si ha avuto la fortuna di conoscere
e che dopo poco ci lascia ingiustamente, senza preavviso.
Ho avuto l'onore di incontrarlo a Pieve S. Stefano, al Teatro dell'Archivio dove Mario Perrotta lo impersonava emozionato sapendolo in sala.
La sua figura esile e incerta nel camminare, i suoi candidi capelli bianchi mi hanno subito ricordato l'immagine di mio padre, da poco scomparso. Ho sentito subito di volergli bene e non sapevo nulla di lui, solo che fosse un grandissimo personaggio, ideatore di quell'intuizione meravigliosa che è l'Archivio dei Diari di Pieve. Poi leggendo la sua biografia ho scoperto tante similitudini con quella di mio padre. Entrambi cresciuti a Milano, coetanei nati a luglio, durante il ventennio vissuti nella Milano antifascista, divenuti entrambi partigiani, Tutino nella Brigata Garibaldi, mio padre dopo la deportazione in Germania nella Brigata Giustizia e Libertà.
Ho quindi sentito una fitta al cuore, ieri sera, quando Loretta Veri e Antonella Brandizzi ne hanno annunciato la morte, il rinnovarsi di un antico dolore sempre presente che anche con l'impegno di mantenere viva la Memoria di questi uomini e di coloro che si sono battuti per la verità e la libertà trova un po' di conforto.
GRAZIE a tutti coloro che continueranno su questa strada.

 

giovedì 1 novembre 2012

Ulisse




Sebbene molti anni siano passati, molti ne rimangono

Non abbiamo più quella forza che un tempo 

Muoveva terra e cielo, ciò che siamo, siamo

Eguale tempra di eroici cuori

Resi deboli dal tempo e dal destino 

Ma forti nella volontà

Di lottare, di cercare, di trovare, e di non cedere, mai.






 Lord Alfred Tennyson




lunedì 16 aprile 2012

STORIA di IQBAL eroe bambino

E' uno dei tanti bambini che tessono tappeti in Pakistan; le loro piccole mani sono abili e veloci, i loro salari ridicoli, e poi i bambini non protestano e possono essere puniti più facilmente.
Un giorno del 1992 Iqbal e altri bambini escono di nascosto dalla fabbrica di tappeti per assistere alla celebrazione della giornata della libertà organizzata dal Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (BLLF).
Forse per la prima volta Iqbal sente parlare di diritti e dei bambini che vivono in condizione di schiavitù. Proprio come lui. Spontaneamente decide di raccontare la sua storia: il suo improvvisato discorso fa scalpore e nei giorni successivi viene pubblicato dai giornali locali. Iqbal decide anche che non vuole tornare a lavorare in fabbrica e un avvocato del BLLF lo aiuta a preparare una lettera di "dimissioni" da presentare al suo ex padrone.

Durante la manifestazione Iqbal conosce Eshan Ullah Khan, leader del BLLF, il sindacalista che rappresenterà la sua guida verso una nuova vita in difesa dei diritti dei bambini. Così Iqbal comincia a raccontare la sua storia sui teleschermi di tutto il mondo, diventa simbolo e portavoce del dramma dei bambini lavoratori nei convegni, prima nei paesi asiatici, poi a Stoccolma e a Boston: «Da grande voglio diventare avvocato e lottare perché i bambini non lavorino troppo».
Iqbal ricomincia a studiare senza interrompere il suo impegno di piccolo sindacalista. Ma la storia della sua libertà è breve. Il 16 aprile 1995 gli sparano a bruciapelo mentre corre in bicicletta nella sua città natale Muridke, con i suoi cugini Liaqat e Faryad. «Un complotto della mafia dei tappeti» dirà Ullah Khan subito dopo il suo assassinio.

Qualcuno si era sentito minacciato dall'attivismo di Iqbal, la polizia fu accusata di collusione con gli assassini. Di fatto molti dettagli di quella tragica domenica sono rimasti poco chiari.
Con i 15 mila dollari del Premio Reebok per la Gioventù in Azione ricevuti nel dicembre '94 a Boston, Iqbal voleva costruire una scuola perché i bambini schiavi potessero ricominciare a studiare...
L'attività iniziata da Iqbal è stata raccolta da Craig Kielburger e con l'aiuto del fratello maggiore Marc Kielburger, ha deciso di impegnare la propria vita alla stessa causa, nel 1995 ha fondato l'associazione Free the Children.

Filmografia
La sua morte ebbe una forte eco in tutto il mondo. In Italia nel 1998 la regista Cinzia Torrini realizzò il film Iqbal, girandolo in Marocco e Sri Lanka.

http://www.youtube.com/watch?v=nab11bGOjnI

domenica 4 marzo 2012

Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sarà tolto co

n la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perchè
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario.

Wislawa Szymborska

sabato 11 febbraio 2012

LA MEMORIA FINALMENTE

LA MEMORIA FINALMENTE

La memoria ha finalmente quel che cercava.
Si è trovata mia madre, mi è apparso mio padre.
Ho sognato per loro un tavolo, due sedie. Si sono seduti.

Erano di nuovo miei e per me di nuovo vivi.
Sono balenati con le due lampade del viso
all’imbrunire, come a Rembrandt.

Solo ora posso dire
In quanti sogni hanno vagato, in quante resse
li tiravo fuori da sotto le ruote,
in quante agonie da quante mani mi scivolavano.
Recisi – ricrescevano di traverso.
L’assurdità li costringeva alle mascherate.
Che importa se non potevano soffrirne fuori di me,
se ne soffrivano in me.
La turba sognata mi ha sentito chiamare "mamma"
qualcosa che saltellava pigolando su un ramo.
E si è riso del fiocco sulla testa di mio padre.
Mi risvegliavo con vergogna.

E infine,
una notte normale,
da un venerdì qualsiasi a un sabato,
mi sono arrivati così come li volevo.
Mi apparivano in sogno, ma come liberi da sogni,
obbedienti solo a sé stessi e a null’altro.
Nel fondo del quadro si erano spente tutte le possibilità,
ai casi è mancata la forma necessaria.

Solo loro splendevano belli, perché somiglianti.
Mi apparivano a lungo, a lungo e felicemente..

Mi sono svegliata. Ho aperto gli occhi.
Ho toccato il mondo come una cornice intagliata.

Wisława Szymborska

giovedì 9 febbraio 2012

LA MEMORIA FINALMENTE

LA MEMORIA FINALMENTE

La memoria ha finalmente quel che cercava.
Si è trovata mia madre, mi è apparso mio padre.
Ho sognato per loro un tavolo, due sedie. Si sono seduti.

Erano di nuovo miei e per me di nuovo vivi.
Sono balenati con le due lampade del viso
all’imbrunire, come a Rembrandt.

Solo ora posso dire
In quanti sogni hanno vagato, in quante resse
li tiravo fuori da sotto le ruote,
in quante agonie da quante mani mi scivolavano.
Recisi – ricrescevano di traverso.
L’assurdità li costringeva alle mascherate.
Che importa se non potevano soffrirne fuori di me,
se ne soffrivano in me.
La turba sognata mi ha sentito chiamare "mamma"
qualcosa che saltellava pigolando su un ramo.
E si è riso del fiocco sulla testa di mio padre.
Mi risvegliavo con vergogna.

E infine,
una notte normale,
da un venerdì qualsiasi a un sabato,
mi sono arrivati così come li volevo.
Mi apparivano in sogno, ma come liberi da sogni,
obbedienti solo a sé stessi e a null’altro.
Nel fondo del quadro si erano spente tutte le possibilità,
ai casi è mancata la forma necessaria.

Solo loro splendevano belli, perché somiglianti.
Mi apparivano a lungo, a lungo e felicemente..

Mi sono svegliata. Ho aperto gli occhi.
Ho toccato il mondo come una cornice intagliata.

Wisława Szymborska

martedì 7 febbraio 2012

Scrivere un curriculum da "Vista con granello di sabbia"

Wislawa Szymborska



Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

venerdì 13 gennaio 2012

Anna Kulishoff: la dottora dei poveri.

Precocissima rivoluzionaria, anarchica, socialista internazionalista, infine soprattutto femminista, Anna Kuliscioff è una figura straordinaria che campeggia nella storia delle idee del primo novecento.
Si legò sentimentalmente a due importanti uomini politici italiani, Andrea Costa, prima anarchico poi fondatore del Partito Socialista, da cui ebbe una figlia, e Filippo Turati, giornalista e leader del socialismo italiano.
Ma la vita e le opere della Kuliscioff furono intimamente politiche in ogni aspetto.
Come medico, specializzata in ginecologia, scoprì l'origine batterica delle febbri puerperali, contribuendo a salvare la vita di milioni di madri che morivano dopo il parto per incuria ed ignoranza.
A Milano la "dottora dei poveri" per tutto il giorno riceveva visite o si recava di persona nei quartieri più poveri della città venendo a contatto con le peggiori condizioni di miseria.
Come attivista politica sostenne sempre i diritti dei lavoratori, soprattutto dei bambini e delle donne. Secondo la Kuliscioff solo attraverso il lavoro e l’indipendenza economica, la donna avrebbe conseguito la propria libertà e dignità pari all’uomo, per potersi affermare nella vita politica e sociale. Questi rappresentavano i principi basilari che la Kuliscioff espose nella sua teoria "Il monopolio dell’uomo" che ottenne grande risalto nei corsivi di Critica Sociale, la rivista fondata da Filippo Turati.
La Kuliscioff pagò un prezzo molto alto per le sue idee politiche e sociali: conobbe il carcere duro e si ammalò di tubercolosi, per non parlare dell'esilio dall'amata Russia, che fu costretta ad abbandonare molto presto. Probabilmente le sue idee sulla parità dei sessi, mutuate dal pensiero dei nichilisti russi, minarono il suo rapporto con l'amato Andrea Costa, che invece era tradizionalista.
Con le donne e per le donne la Kuliscioff continuò a lottare per tutta la vita, e alla figlia Andreina, avuta da Costa, trasmise valori di altruismo, libertà e amore, tanto che l'erede di due rivoluzionari e atei, crescendo diventò profondamente cattolica e sposò un giovane della borghesia milanese.